FAQ
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Cosa fa GIDA?

L’attività di GIDA consiste nella depurazione delle acque reflue derivanti dagli scarichi delle abitazioni civili e delle attività produttive dei Comuni di Prato, Montemurlo, Vaiano, Vernio e Cantagallo. L’acqua depurata viene reimmessa quasi interamente nei fiumi Bisenzio ed Ombrone, mentre una quota viene ulteriormente trattata in modo da renderla riutilizzabile per le imprese cittadine, soprattutto tintorie e rifinizioni, che ne possono usufruire mediante la rete dell’acquedotto industriale. Oltre a questo GIDA effettua anche l’attività di trattamento dei rifiuti liquidi non pericolosi all’interno dell’impianto di depurazione di Calice, con una specifica piattaforma. GIDA è quindi attiva su molti fronti: chi vuole conoscere più in dettaglio le varie attività può consultarle nella sezione “Cosa facciamo” presente sul nostro sito.

Chi è GIDA? Come siete organizzati?

GIDA è l’acronimo di Gestione Impianti Depurazione Acque. Si tratta di una società per azioni mista pubblico-privata con  fatturato di circa 17 milioni di euro l’anno, composta da 66 dipendenti coordinati da un Direttore generale. A sua volta la Direzione risponde ad un Consiglio di Amministrazione costituito da 9 membri di cui 5 di parte pubblica e 4 di parte privata. L’attività lavorativa si svolge a ciclo continuo 365 giorni l’anno, per dare a tutti garanzie di efficienza e di sicurezza ambientale.

GIDA è una società mista pubblico-privata: non è strano? Perché una realtà così “ibrida”?

Non è strano anche se piuttosto inconsueto nel panorama italiano. In ogni caso è una connotazione positiva e virtuosa della società, che tratta scarichi sia civili che industriali e che vede così corresponsabilizzati tutti coloro che li producono, cittadini ed aziende. Oggi che si parla sempre più spesso di sinergie pubblico-privato possiamo dire che GIDA ha precorso i tempi. La soluzione mista emerse per così dire naturalmente quando la Legge Merli (1976) impose un percorso per rendere obbligatoria la depurazione delle acque di scarico: il Comune di Prato (come socio di maggioranza) e l’Unione Industriale Pratese erano di fatto i soggetti chiamati in causa e gli unici che avessero e potessero attivare le risorse necessarie. A loro nel 2004 si è aggiunto Consiag, per cui oggi la compagine sociale è così composta: Comune di Prato (46,92%); Unione Industriale Pratese (45,08%); Consiag (8%). Nella sezione “Chi siamo” del nostro sito ulteriori dettagli sulla storia, la mission e la governance della società.

GIDA ha più sedi: fanno tutte le stesse cose?

Non esattamente. In tutti gli impianti il “cuore” dell’attività è la depurazione delle acque reflue urbane e questa per gli impianti di Vaiano, Vernio e Cantagallo costituisce anche l’unica attività effettuata. Nei due impianti dei Comuni di Prato e di Montemurlo vengono svolte anche altre attività. L’impianto di Baciacavallo effettua, infatti, anche il trattamento dei fanghi che si originano dall’attività depurativa, mentre a Calice tramite un’apposita linea di processo vengono trattati anche rifiuti liquidi esclusivamente non pericolosi quali fosse settiche e percolati derivanti da discariche di rifiuti solidi urbani. Un’attività, quest’ultima, che contribuisce a chiudere il cerchio del trattamento dei rifiuti  prodotti dalla comunità. Grazie alla diffusione sul territorio dei nostri impianti,  a partire dalla Val di Bisenzio fino alla pianura pratese, si garantisce un servizio totale di depurazione. Sul nostro sito sono disponibili ulteriori dettagli sulla nostra attività.

E’ difficile capire la dimensione di ciò che fate, i numeri dicono poco… E’ possibile farsi un’idea più precisa?

Per dimensionare la nostra attività dobbiamo comunque partire dai numeri ma può essere utile metterli a confronto con altre entità. Per esempio:
  • le acque reflue del bacino territoriale coperto da GIDA sono pari a 45 milioni di mc annui, equivalenti a quanto contengono, messi assieme, i bacini di Brasimone e Suviana. Il lavoro svolto da GIDA fa sì che questa massa enorme d’acqua venga immessa nei corsi d’acqua, e finisca poi in mare, già depurata come richiede la legge.
  • i 75 chilometri di rete dell’acquedotto industriale equivalgono a oltre 4 volte la distanza fra Prato e Pistoia
  • i quasi 4,5 milioni di mc annui di acqua riciclata distribuita alle imprese dall’acquedotto industriale equivalgono al doppio del consumo annuo di acqua potabile nei Comuni di Vernio e Cantagallo.


L’acqua che esce dai vostri impianti non è limpida! Che depurazione è, allora?

Attenzione: depurazione non significa potabilizzazione, e men che meno produzione di acqua distillata! Depurare l’acqua significa renderla innocua per l’ambiente, così da poter essere reimmessa nei corsi d’acqua senza pericolo per piante, animali ed esseri umani. Nell’acqua che esce dai nostri impianti rimangono disciolte sostanze in concentrazioni non pericolose per l'ambiente: ecco la ragione della non perfetta limpidezza. L'acqua depurata da GIDA rispetta le caratteristiche previste dalla Normativa Nazionale per lo scarico in acque superficiali (Tab.1 – Tab.2 –Tab.3 Allegato 5 Parte III D.Lgs.152/06 e s.m.i.).

Quando piove abbondantemente, gore e fossati a sud di GIDA si riempiono di acqua non depurata. Non è scorretto e pericoloso da parte vostra?

Gli impianti gestiti da GIDA, in linea di principio, non sono diversi da nessun altro impianto di depurazione che raccoglie gli scarichi delle reti fognarie urbane. Tutti gli impianti di depurazione e tutte le reti fognarie urbane sono dotate infatti di scolmatori, disciplinati da apposite normative, che si attivano al fine di garantire la sicurezza idraulica di tutto il sistema di drenaggio e trattamento delle acque reflue. E’ per questo motivo che in caso di eventi meteorici intensi (per durata o entità), una quota parte delle acque reflue viene scolmata senza raggiungere il depuratore. Questo può avvenire lungo tutto il reticolo fognario, come ARPAT stessa ha ben descritto in un recente articolo. E’ evidente che in queste circostanze le acque depurate, la cui qualità è quella consueta e regolare assicurata da GIDA, si mescolano con quelle scolmate, su cui GIDA non ha alcun controllo.

Parlando di GIDA si finisce spesso a parlare anche di acquedotto industriale. Ma cos’è? A cosa serve?

L’acquedotto industriale di Prato è un’infrastruttura di cui il distretto può dirsi orgoglioso: a livello europeo  non ci sono molti esempi analoghi, soprattutto per estensione e per l'utilizzo di acqua di riuso. I cittadini lo conoscono poco: molti non fanno nemmeno caso agli idranti gialli che si vedono in giro in alcune zone della città. In sintesi: parte dell’acqua depurata da GIDA, pari a circa 4,5 milioni di metri cubi annui, viene sottoposta dalla società stessa ad ulteriori trattamenti, così da renderla utilizzabile da parte  principalmente delle “aziende ad umido” della città (tintorie, rifinizioni, autolavaggi, etc.). L’acqua così ottenuta viene distribuita alle aziende attraverso una rete acquedottistica parallela a quella potabile, lunga circa 75 chilometri, chiamata appunto acquedotto industriale. Ulteriori dettagli sul nostro sito. La funzione dell’acquedotto industriale rimane importante dal punto di vista ambientale anche oggi che la falda è risalita: non dimentichiamoci la differenza tra l'acqua riciclata (che non ha le caratteristiche per diventare potabile) e quella naturale di falda, che rappresenta una fonte strategica e potenzialmente fondamentale per la produzione idropotabile.

I vostri impianti sono punti di concentrazione di acqua sporca e maleodorante: non sarebbe meglio che ogni fabbrica depurasse i propri scarichi?

In un contesto urbanizzato ed industrializzato come quello pratese la soluzione di impianti centralizzati garantisce maggiori efficienze depurative e maggiori garanzie dal punto di vista ambientale. La soluzione degli impianti a pie’ di fabbrica comporterebbe la realizzazione ed il controllo puntuale di più di 300 piccoli impianti industriali. Questo si tradurrebbe in una gestione molto più complessa e di maggior impatto sulla popolazione (pensiamo, ad esempio, alla potenziale diffusione territoriale delle maleodoranze), con minori garanzie dal punto di vista ambientale e con costi molto più elevati. Inoltre la decentralizzazione della depurazione creerebbe un problema legato alla necessità di prelevare e trasportare i fanghi (il cui quantitativo rimarrebbe invariato) da numerosi punti diffusi nel territorio, per essere trattati in impianti appositi, con i problemi e gli impatti ambientali conseguenti. Resta inoltre da considerare che gli impianti a piè di fabbrica non coprirebbero il fabbisogno depurativo derivante dalla produzione dei reflui civili della comunità, che inevitabilmente dovrebbero essere ricondotti ad ulteriori impianti di depurazione. Un impianto centralizzato assicura una gestione continua e competente da parte di personale specializzato, maggiori controlli e complessivamente una maggiore garanzia dal punto di vista ambientale.

Parlate di depurazione dell’acqua ma si sa che avete anche un inceneritore! Per bruciare cosa?

L’inceneritore di Baciacavallo è autorizzato allo smaltimento esclusivo dei fanghi di depurazione auto-prodotti dall’azienda. I fanghi di depurazione costituiscono un “rifiuto speciale non pericoloso”, con specifiche caratteristiche che lo identificano con il codice CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti) come 19.08.05 “fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane”. Il fango può essere immaginato come una “spugna” che assorbe e trattiene le varie sostanze inquinanti rimosse dalle acque reflue durante le varie fasi della depurazione dei liquami (trattamenti primari, secondari e terziari) e costituisce il principale rifiuto derivante dalla depurazione. Sostanzialmente si tratta di una miscela liquida (il 97% in media è acqua), che deve essere “disidratata” con macchine specifiche (fino a valori di umidità pari a circa il 75%) per poi essere smaltita. I 5 impianti di GIDA producono ogni anno circa 32.000-34.000 tonnellate di fanghi disidratati e con l’impianto attuale si riesce a smaltire autonomamente solamente il 75%-80% della produzione. La quota residua viene trasportata in impianti terzi (compostaggio, discarica o essiccamento) ubicati per lo più in Lombardia, Veneto e Toscana. I residui solidi prodotti dall'incenerimento sono pari al 10% dei fanghi che si trattano e le ceneri prodotte vengono avviate ad appositi impianti di trattamento per poi diventare materiale di recupero per altre attività (es. sottofondi stradali, etc...).

Ma gli inceneritori non sono inquinanti e pericolosi? Che garanzie ci sono per la salute di chi vive vicino a voi?

Gli inceneritori, come qualsiasi altra cosa, sono pericolosi se usati fuori dalle regole. Ma non è il caso di GIDA che agisce nel pieno rispetto delle norme italiane ed europee. Noi controlliamo direttamente le emissioni 24 ore su 24 e siamo poi soggetti ad ispezioni “a sorpresa” di ARPAT, che dà conto in documenti pubblici dell’esito delle sue verifiche. Inoltre i dati di GIDA sono periodicamente trasmessi agli enti di controllo e disponibili sul sito della Provincia di Prato.

C’è molta preoccupazione per la diossina. Che cosa ha da dire GIDA in proposito?

Facciamo chiarezza: la combustione, anche la più banale, produce quasi sempre un certo quantitativo di diossina. Per produrre zero diossina dovremmo mettere fuori legge praticamente tutto, dalle caldaie domestiche agli autoveicoli, compresi anche il camino di casa ed il barbecue: se un giorno la tecnologia ci offrirà alternative praticabili su vasta scala sarà un’ottima cosa, ma nel frattempo dobbiamo rassegnarci a produrre – noi tutti senza eccezione – una certa quota di diossina. La chiave sta appunto nella “certa quota”: la legge fissa dei limiti ben precisi alle emissioni. Ebbene, GIDA produce concentrazioni estremamente basse di diossina, in misura 140 volte inferiore al limite di legge. Questa scheda spiega bene numeri e dati. Per spiegare in breve perché GIDA produce quantità minime di diossina: i fanghi di depurazione contengono ridotte quantità di cloro, elemento base nelle molecole delle diossine; inoltre la combustione che raggiunge elevate temperature (almeno 850°C) e il successivo rapido raffreddamento dei fumi, non permettono la formazione di diossine. Se nella zona di Baciacavallo c’è davvero una concentrazione anomala di diossina (cosa su cui non disponiamo di dati) GIDA dà davvero un contributo insignificante.   I dati di GIDA sono periodicamente trasmessi agli enti di controllo e disponibili sul sito della Provincia di Prato.  

GIDA intende realizzare un nuovo termovalorizzatore: è una scelta saggia? Non ci saranno pericoli?

Il passaggio ad un nuovo impianto è necessario e raccomandabile. L’attuale impianto, per quanto del tutto sicuro, richiede una manutenzione sempre più frequente ed impegnativa. Il rischio non è affatto che si generino situazioni pericolose ma che si debba interrompere il servizio con i conseguenti problemi di gestione dei fanghi. L’attuale inceneritore è come un’automobile che ha superato abbondantemente i 100.000 km: la si può tenere in perfetto ordine quanto a sicurezza e scarichi (ed è quello che facciamo), ma per questo necessita di interventi di manutenzione molto frequenti. La nuova auto non solo richiede meno manutenzione, ma consuma anche meno! In effetti realizzare un impianto nuovo come quello che abbiamo individuato significa cogliere le opportunità che ci danno le nuove tecnologie; vuol dire avere un servizio non solo altrettanto sicuro ma anche in grado di trasformare i fanghi da “problema” in “risorsa”, da residui da smaltire a materiale che ci consente di recuperare energia. La scelta del nuovo termovalorizzatore è quindi sensata e giustificata, e comunque non comporterà nessun pericolo, né prima né durante né dopo la realizzazione del nuovo impianto.  

Se dite che l’inceneritore attuale è sicuro, perché cambiare?

Per una doppia serie di motivi, legata da un lato a limiti dell’impianto attuale e dall’altro, viceversa, alle opportunità che ci offrono nuove tecnologie:
  • l’attuale impianto, per quanto del tutto sicuro, richiede una manutenzione sempre più frequente ed impegnativa. Ogni anno che passa gli interventi sono sempre più numerosi (+30%) e costosi. L’interruzione prolungata del servizio comporterebbe seri problemi nella gestione dei fanghi, che si andrebbero a ripercuotere anche sulla qualità delle acque scaricate
  • l’attuale impianto è sottodimensionato: non riusciamo  a trattare autonomamente il 20%-25% dei nostri fanghi e siamo quindi costretti a mobilitare circa 400 camion l’anno per portarli fuori area (non solo in Toscana ma anche in Lombardia e Veneto)
  • il nuovo impianto oltre ad essere dimensionalmente adeguato, cosa che renderebbe del tutto autosufficiente l’azienda, grazie alla scelta di tecnologie a recupero energetico consentirà di migliorare la già buona prestazione ambientale (-55% nel consumo di metano). Per riprendere il paragone con l’automobile, è un po’ come cambiare un’automobile di 25 anni fa che con un litro di benzina faceva 12 chilometri, ed acquistarne una di oggi che con lo stesso litro ne fa 20.


Come sarà il nuovo termovalorizzatore di GIDA?

Il percorso che ci ha condotto all’individuazione della soluzione è stato lungo e complesso ed è passato anche dalla verifica “sul campo” delle prestazioni di varie tecnologie in uso oltre che in Italia anche in Francia ed in Svizzera. Alla fine si è deciso per un forno con tecnologia a letto fluido, dimensionato per una portata di 40.000 tonnellate annue, che consentirà in questo modo di coprire anche i picchi di produzione. Si tratta di una tecnologia innovativa ma già consolidata, che si caratterizza per assoluta sicurezza, possibilità di recupero energetico e flessibilità di gestione. Questo documento, estratto dal Quadro di Riferimento Progettuale dello Studio di Impatto Ambientale allegato al Progetto definitivo di sostituzione dell’inceneritore fanghi di Baciacavallo descrive in dettaglio il progetto del nuovo impianto.  

Non è che nel termovalorizzatore brucerete anche altro oltre i vostri fanghi? Il sospetto c’è, visto anche che avrà una capienza superiore a quella attuale....

Il passaggio ad una capacità di 40.000 tonnellate annue rispetto alle 35.000 attuali è legata alla volontà di rendere autosufficiente l’azienda dal punto di vista della gestione fanghi, visto che l’impianto attuale consente di trattare solo il 75%-80% dei fanghi che produciamo. La produzione dei fanghi di GIDA degli ultimi anni è stata di circa 34.000 tonnellate/anno e non si prevedono significative fluttuazioni nei prossimi anni, anche perché le richieste di continuo miglioramento della qualità delle acque di scarico portano a produrre maggiori quantità di fanghi. La taglia di 40.000 tonnellate/anno, oltre ad essere uno standard di mercato, risulta necessaria in quanto  consente di coprire i picchi di produzione che si registrano generalmente in primavera-estate e di avere una congrua capacità residua per poter gestire gli interventi di manutenzione ed eventuali fermi-impianto. La tecnica scelta e la progettazione effettuata sono adeguate esclusivamente al trattamento di fanghi di depurazione e di nessun altro materiale; la potenzialità sarà sufficiente a soddisfare unicamente le esigenze interne di GIDA.

Visto che l’inceneritore attuale è comunque, come GIDA afferma, da cambiare, perché non fare un salto di qualità ed abbandonare la combustione?

La risposta è: perché, nel caso specifico di GIDA, abbandonare la combustione non sarebbe affatto un salto di qualità, da nessun punto di vista. Questo documento, estratto dal Quadro di Riferimento Progettuale dello Studio di Impatto Ambientale allegato al Progetto definitivo di sostituzione dell’inceneritore fanghi di Baciacavallo descrive le alternative valutate in tale sede. L’unica alternativa tecnicamente ed economicamente realistica sarebbe il deposito dei fanghi in discarica: data la produzione annua di 32.000-34.000 tonnellate di fanghi, ciò significherebbe più di 1.500 viaggi annui, anche di centinaia di chilometri, di altrettanti camion con rimorchio. Un impatto considerevole per trasportare materiale che per il 75% è costituito da acqua! Invece dopo il trattamento, il 90% della massa originaria non c’è più e bastano 100 viaggi per smaltire gli ultimi residui. Non dimentichiamo poi che discarica non significa impatto ambientale pari a zero: va tenuto conto della produzione di percolato e dei potenziali rischi di inquinamento per falda e sottosuolo che da questo derivano. La combustione risponde pienamente alle indicazioni dell’Unione Europea e della Normativa Nazionale sul trattamento dei rifiuti e, effettuata con impianti come quello che realizzerà GIDA, consente di valorizzare i fanghi utilizzandoli per il recupero di energia.  

Se l’impianto attuale produce diossina in misura molto al di sotto dei limiti di legge, cosa succederà con il nuovo termovalorizzatore? La diossina aumenterà?

No, affatto, le prestazioni anzi miglioreranno ancora, per quanto abbia poco senso parlare di miglioramenti quando già oggi siamo enormemente (140 volte!) al di sotto dei limiti. Per spiegare in breve cosa succederà: fermo restando che i fanghi di depurazione contengono ridotte quantità di cloro, elemento base nelle molecole di diossine, e che la combustione del nuovo forno manterrà elevate temperature (almeno 850°C) che non permettono la formazione di diossine, sono state previste ulteriori misure per il trattamento specifico di eventuali diossine “riformatesi” nei fumi a temperature più basse. La concentrazione di sostanze “dioxin-like” nei fumi prodotti dalla combustione dei fanghi di depurazione di GIDA è da sempre estremamente bassa (100 volte inferiore al limite di legge).   Questo documento, estratto dal Quadro di Riferimento Progettuale dello Studio di Impatto Ambientale allegato al Progetto definitivo di sostituzione dell’inceneritore fanghi di Baciacavallo descrive in dettaglio il progetto del nuovo impianto.  

Ci sono sistemi per evitare di produrre fanghi. Perché non li adottate?

Non è tecnicamente possibile azzerare la produzione di fanghi nel processo di depurazione delle acque reflue. Esistono tecniche (biolisi enzimatica, cicli alternati, processi Cannibal, ozonolisi, termolisi, fitodepurazione), molte delle quali ancora allo stato sperimentale, che consentirebbero di ridurre la quantità del rifiuto finale da smaltire, ma questo rimarrebbe comunque in una quantità pari a circa il 60%-70% dell'attuale. L'eventuale adozione di queste tecniche si scontrerebbe con problemi di carattere gestionale, energetico o dimensionale, garantendo, alla fine, riduzioni realisticamente non superiori al 30-40%. Pensiamo all’esempio forse più emblematico, la fitodepurazione: se per ipotesi fosse utilizzata per gestire i volumi di acque reflue prodotti a Prato occorrerebbero vasche dell’ampiezza di 400 ettari (il doppio dell’intera area delle Cascine di Tavola) per una profondità di 100 metri. Il tutto per minimizzare e non azzerare la produzione di fanghi: improponibile. Ciò non toglie che GIDA guardi con interesse a nuovi sistemi di depurazione: sempre in ambito di fitodepurazione, stiamo realizzando un progetto sperimentale che potrebbe consentirci di utilizzare questa tecnica per l’affinamento di una parte limitata delle acque che trattiamo.    

Ma anche accettando che per i fanghi la soluzione migliore sia la combustione, è proprio necessario trattarli a Prato, direttamente in GIDA?

Sì, rappresenta sicuramente la soluzione migliore. In caso opposto, i fanghi disidratati dovrebbero essere trasportati verso altri impianti per la combustione comportando lo stesso problema del trasporto che si avrebbe se andassero verso le discariche. Data la produzione annua di 32.000-34.000 tonnellate di fanghi, ciò significherebbe 1.500 viaggi annui, anche di centinaia di chilometri, di altrettanti camion con rimorchio. In ogni caso è opportuno per GIDA e per la città poter essere autosufficiente nel trattare i propri fanghi. Questo permette di svincolarsi da problemi in cui potremmo incorrere a causa della scarsa disponibilità di impianti esterni, oltre che dai possibili aggravi economici dovuti alle fluttuazioni del mercato. Inoltre mandando all’esterno i fanghi si perderebbe la possibilità di recuperare energia.  Alla fine gestire autonomamente i fanghi che produciamo assicura il massimo controllo sull’ambiente e sulla sicurezza, oltre che un miglior servizio nel tempo.  

Ogni tanto, in particolare a Baciacavallo dove c’è anche l’inceneritore, si sentono dei cattivi odori. Ciò dimostra che questi impianti sono pericolosi?

Il cattivo odore non implica direttamente pericolosità. Ci sono gas potenzialmente letali del tutto inodori (pensiamo al semplice monossido di carbonio) e pessimi odori totalmente innocui, per cui generalizzare è sicuramente sbagliato. L’inceneritore attuale è del tutto “innocente” rispetto ai cattivi odori, così come lo sarà il futuro termovalorizzatore: le temperature elevate infatti comportano una degradazione completa di tutte le sostanze potenzialmente odorigene. Gli impianti di depurazione invece possono talvolta generare maleodoranze, insite nelle “materie prime trattate” (acque di fogna) e nei processi stessi di trattamento, con conseguenti disagi per chi vive e lavora accanto ai nostri impianti. Si tratta in ogni caso di molecole che si sprigionano dalla degradazione microbica dei materiali biodegradabili che trattiamo e che in generale non sono associate a problemi di impatto tossicologico. E anche quando si tratta di sostanze che in alte concentrazioni potrebbero essere tossiche (l’ammoniaca, ad esempio, o l’idrogeno solforato) bisogna tenere conto che quando queste producono odori percepibili dagli esseri umani siamo ancora ben lontani – di parecchi ordini di grandezza – dal loro livello di pericolosità. Comunque GIDA è consapevole che i cattivi odori, per quanto innocui per la salute, sono sgradevoli per la popolazione e negli anni ha realizzato migliorie per limitarne lo sviluppo.  Fra gli investimenti del Piano Industriale vi è anche la realizzazione di coperture per le vasche di depurazione.  

Su questioni delicate come quelle che riguardano l’ambiente e la salute dei cittadini occorrerebbe la massima trasparenza. GIDA cos’ha da dire in proposito?

GIDA usa la massima trasparenza rispetto al proprio operato. La società ha sempre accolto i cittadini che avevano domande da porre, fornito risposte, dato la massima disponibilità a verificare i dubbi sollevati. E non solo nelle giornate di apertura al pubblico ma anche in qualsiasi altro momento. GIDA ha adottato questa linea non solo per dovere e per scelta etica, ma anche per interesse diretto. Interesse rispetto alle eventuali responsabilità e, soprattutto, rispetto alle possibili conseguenze sulla salute delle persone stesse che quotidianamente frequentano la società, cioè i lavoratori, i tecnici e gli amministratori. GIDA non deve e non vuole operare in maniera scorretta e non ha nemmeno alcun interesse a farlo.  

Eppure gli allarmi su GIDA sono ricorrenti: come si spiegano, se sono davvero infondati?

GIDA è del tutto certa della correttezza del proprio operato e della totale rispondenza alle norme di quanto fa. Gli allarmi si spiegano da un lato con la giusta attenzione di cittadini ed istituzioni per la salute pubblica e dall’altro, forse, con prese  di posizione talora pregiudizialmente ostili. Ad oggi nessuno studio scientificamente fondato e basato su misurazioni reali ha dimostrato una correlazione fra attività di GIDA, inquinamento ambientale e patologie. Per capirsi meglio:
  • “studio scientificamente fondato” significa rispettoso di procedure consolidate che vanno dalle modalità di individuazione e prelievo dei campioni alle tecniche di indagine oltre che (importantissima) la documentazione e motivazione di ognuno di questi passaggi. Non è noto ad esempio se lo studio sui cosiddetti “polli alla diossina” abbia tutte queste caratteristiche.
  • “studio basato su misurazioni reali” significa che lavori come quello di Ispra sull’esaclorobenzene-HCB (su base teorica e non fondato su verifiche sul campo) vanno presi come contributi scientifici e non come dimostrazioni di realtà effettive. In merito proprio a tale argomento, si riportano due interessanti comunicati pubblicati nel recente passato da ARPAT (Comunicato Stampa I controlli ARPAT delle emissioni in atmosfera dell’inceneritore di Baciacavallo (Prato)del 27 marzo 2013 e News  n. 115 - Lunedì 03 Giugno 2013).


Emissioni e polveri, da GIDA la massima regolarita'?

GIDA è un’azienda certificata EMAS e ISO 14001, a testimonianza dell’assoluta regolarità e conformità delle proprie prestazioni sul piano ambientale. In particolare si evidenzia che tutte le emissioni al camino dell'impianto di smaltimento dei fanghi di depurazione sono costantemente monitorate e certificate da Arpat e risultano conformi ai limiti di legge, con larghissimo margine, per i vari parametri analizzati tra cui diossine e metalli. Riguardo alle polveri, la legge impone il controllo dell'emissione: anche a questo riguardo GIDA risulta di ben un ordine di grandezza sotto il limite di legge (1,5 milligrammi a metro cubo mentre il limite è 10 milligrammi a metro cubo). Va precisato che qualsiasi fenomeno di combustione produce polveri, dai carburanti dei veicoli alle caldaie.